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Il coraggio della libertà

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31-01-2017

Titolo: Il coraggio della libertà

Autore: Blessing Okoedion

Argomento: Una donna uscita dall’inferno della tratta

 

Dall’abisso alla vita nuova

IL LIBRO

Blessing è una giovane donna nigeriana, laureata in informatica, che cerca di costruirsi il suo futuro personale e lavorativo a Benin City. Qui incontra una donna pia, membro di una delle tante chiese pentecostali che le dà lavoro, e un giorno le propone di andare a lavorare per il fratello che gestisce dei negozi di informatica in Europa. Ma una volta arrivata in Italia non c’è nessun negozio di informatica. C’è solo la strada. Si rende conto di essere stata venduta come una merce per il mercato del sesso a pagamento, come migliaia di altre donne nigeriane. Un inferno.

Si ribella, fugge e denuncia. Viene portata a Casa Rut, a Caserta, dove, grazie all’accompagnamento delle suore orsoline, cerca di ricostruire se stessa, la sua vita, la sua fede. Ritrova dignità e libertà e ora è pronta a spendersi perché altre donne nigeriane trovino la forza e il coraggio di spezzare le catene di questa schiavitù.

 

In libreria dal: 2017

 

Prezzo di copertina: € 13.00

 

Paoline Onlus di Verona

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29-01-2017

Il gruppo dei soci di Paoline Onlus di Verona sta lavorando per organizzare due importanti e belle iniziative:

 

⇒ Nella prima: una giornata di sensibilizzazione, che si terrà il 2 marzo 2017, in preparazione all’8 marzo, Giornata internazionale della donna, si propongono quattro incontri sul tema della tratta e dello sfruttamento della donna, attraverso le testimonianze dirette di:

paoline-okoedion-coraggio-liberta-libro-p√ Blessing Okoedion, una giovane donna nigeriana, laureata in informatica, che arrivata in Italia, si rende conto di essere stata venduta come una merce per il mercato del sesso a pagamento, come migliaia di altre donne nigeriane. Un inferno. Si ribella, fugge e denuncia. Viene portata a Casa Rut, a Caserta, dove, grazie all’accompagnamento delle suore orsoline, cerca di ricostruire se stessa, la sua vita, la sua fede.

√ Anna Pozzi, giornalista e scrittrice, si occupa da diversi anni del fenomeno della tratta. Su questo tema ha scritto diversi libri, tra cui Il coraggio della libertà. Una donna uscita dall’inferno della tratta (Paoline 2017).

√ Sr Rita Giaretta, delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Maria di Breganze (VI), attiva a Caserta nella Casa Rut: un centro di accoglienza promosso e gestito per giovani donne migranti, sole o con figli, in situazioni di difficoltà e/o sfruttamento.

Il progetto “Il coraggio della libertà” intende far conoscere il fenomeno della tratta, degli sfruttamenti e delle nuove schiavitù e denunciare la corruzione e le mafie che vi si nascondono dietro. Dà voce e risalto a persone, enti e associazioni che operano, dedicando risorse, energie, ascolto alle vittime delle nuove schiavitù, e si impegnano a sanare ferite, riparare danni e favorire politiche di accoglienza, rispetto e integrazione. Intende far uscire dall’invisibilità e dall’anonimato le vittime della tratta e dello sfruttamento; denunciare un fenomeno che lede profondamente i diritti civili della persona umana; tenere desta l’attenzione della gente e generare sensibilità nei giovani nei confronti di questo triste fenomeno; provocare politiche anti-tratta e anti-sfruttamento.

 

⇒ Il secondo appuntamento si riferisce a un convegno che avrà luogo il 6 maggio 2017.

Si tratta di  “Le reti nella Rete: cyberbullismo e nuove dipendenze nell’era digitale”, un convegno che mira a far entrare i partecipanti (giovani, genitori, insegnanti, educatori) nelle infinite sfaccettature di un fenomeno problematico che sta assumendo toni davvero preoccupanti. La giornata darà spazio a interventi di esperti e a testimonianze di genitori, la cui vita è stata particolarmente toccata dal problema del bullismo.

Obiettivo del convegno:  ricordare a tutti che il bullismo non è un gioco o uno scherzo, perché infligge ferite; danneggia, causa sofferenza e semina smarrimento. L’Associazione Comunicazione e Cultura Paoline Onlus desidera veicolare e sostenere una cultura rispettosa dei diritti umani, in particolare dei soggetti più deboli e indifesi, e chiamare a raccolta tutte le realtà educative che lavorano per la famiglia e per i diritti dei minori.

NAWAL

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30-05-2015

Titolo: NAWAL

Sottotitolo: L’angelo dei profughi

Autore: Daniele Biella

Argomento: Il libro racconta di Nawal, una ragazza di origine marocchina, che vive a Catania e che aiuta i siriani in fuga dalla guerra.

 

«Nawal ha cambiato anche l’atteggiamento della città in cui vive:

tutti l’aiutano ad aiutare…».

 

IL LIBRO

Nawal è l’angelo dei siriani in fuga dalla guerra. Ha 27 anni, di origini marocchine, è arrivata a Catania da piccola: da lì aiuta in modo volontario migliaia di migranti a sopravvivere al viaggio della disperazione nel Mediterraneo e a non cedere al racket degli “scafisti di terra”. Vive con il cellulare sempre all’orecchio… Anche per le autorità e per Mare nostrum è un punto di riferimento, anche se non l’hanno mai incontrata ufficialmente. Ha cambiato anche l’atteggiamento della città in cui vive: tutti l’aiutano ad aiutare…

Se le persone che viaggiano con i barconi della morte nel Mediterraneo hanno un angelo, il suo nome è Nawal. Se i funzionari dell’Operazione Mare nostrum e le Capitanerie di porto di tutto il Sud Italia devono ringraziare qualcuno per facilitare il loro compito, ovvero il salvare più vite possibili, devono dire grazie a Nawal. Se i giornalisti possono fare il loro mestiere raccontando per filo e per segno quello che accade, superando anche i silenzi e le attese delle risposte istituzionali, lo si deve a persone come Nawal. L’Autore nel libro ce la fa conoscere più da vicino.

 

In libreria dal:  2015
Prezzo di copertina: € 13,00

 

Mio fratello, l’immigrato…

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18-01-2015

di Maria Grazia Meloni
Foto di: lifeof pix

La paura dell’”altro”, del “diverso” è una questione atavica che coinvolge l’essere umano da un punto di vista ontologico. Ognuno di noi si è sentito “straniero” in qualche occasione, e il bisogno di appartenenza alla “terra”, alla propria terra è la condizione a cui attaccarsi, a cui tornare… “Non molesterai il forestiero né lo l’opprimerai, perché foste stranieri nella terra d’Egitto”. (Es 22, 20)

Dopo millenni di migrazione, evoluzione, cambiamento, l’essere umano ancora tenta di rifiutare l’”altro” come diverso da sé. E questo ventunesimo secolo, culturalmente avanzato, non ne è immune, anzi, questa nostra epoca, cosiddetta postmoderna, vede nel migrante qualcuno che sfugge da cose che non la riguardano, che non riguardano la nostra individualità. E’ inevitabile che in una visione così egoistica della vita, il migrante non è altro che il rifiuto, l’errore di qualche società poco sviluppata e lontana…

Una lettura antropologica e sociologica ci permetterebbe di guardare la problematica da una prospettiva precisa, utile a inquadrare la questione, ma senza superarla; quello che vogliamo mettere in evidenza, invece, è la necessità empatica di riconoscere nello “straniero” un fratello e non un “diverso”. Le motivazioni che spingono gli uomini a lasciare la propria terra e a diventare migranti sono molteplici, ciò che li contraddistingue è la speranza di una vita migliore, laddove “migliore” viene inteso come qualcosa che sia il più lontano possibile dalla fame, dalla povertà o dalla guerra. C’è pure chi si lascia ingannare da una parvenza patinata, raccontata idealmente dalle televisioni occidentali, che parlano di un mondo bello e buono, dove tutti possono avere quello che vogliono. Quello che è certo è che la disperazione fa vedere luce anche là dove a volte c’è solo buio.

La realtà nella quale ci muoviamo deve fare i conti con uno stato non preparato a una così alta migrazione e a una società troppo ripiegata su se stessa, forse “vittima” di quelle ideologie che hanno reso l’uomo sempre meno “essere” e sempre più “individuo” o meglio più “individualista”. Ma come dimenticare che Cristo è stato un migrante?! Uno “straniero” in una terra non sua! In Cristo noi siamo quello straniero, siamo l’altro. Egli si è rifugiato in una terra lontana per sfuggire la morte affinché si adempisse il suo Kerigma. Cristo è l’archetipo al quale rivolgersi. Egli è lo sguardo dello straniero che si fa presente oggi. E’ questa consapevolezza che ci permette di aderire a questo manifesto contro l’indifferenza, contro la non curanza dell’altro. Certo è la fede che media tale coscienza, non come un limite per chi non la possiede, ma come una via privilegiata che conduce attraverso lo sguardo di chi non ha paura dello straniero. L’uomo, immagine di Dio, si muove attraverso la storia e si evolve, cresce, diviene consapevole dell’importanza dell’accoglienza, del sostegno, dell’amore verso l’altro da sé. Egli deve indignarsi di fronte a una società ripiegata su se stessa, che limita il rispetto per sé e per l’altro. Perché senza l’altro non siamo niente.

Purtroppo il “belpaese”, luogo di migrazione lontana, oggi accoglie lo straniero con diffidenza. Tuttavia, la “compassione” cristiana, che significa “patire insieme”, si identifica, lo vede come un fratello e si impegna attraverso il lavoro di molti a realizzare il piano d’amore di Dio. Penso all’impegno della Caritas diocesana, alle centinaia di migliaia di pasti offerti ogni giorno; penso ad alcuni gesti simbolici, come quello dei comboniani: quando nel 2003, alcuni religiosi, si sono incatenati alla finestra della questura di Caserta per ricordare allo stato che ogni uomo ha diritto alla propria dignità; penso all’impegno dei laici della comunità di Sant’Egidio, che hanno abbattuto il concetto del “diverso” attraverso la formazione, l’educazione, la fraternità, permettendo allo straniero di studiare, di conoscere la lingua e la cultura italiana, donandogli le “armi” della conoscenza che conduce all’integrazione e quindi alla libertà.

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