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Archivi tag: Lavoro

12 giugno. Giornata mondiale contro il lavoro minorile

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11-06-2019

Dare voce ai bambini, vittime del lavoro, consente alle organizzazioni internazionali di capire meglio il fenomeno, e migliorare gli interventi a favore dei bambini.

Secondo le stime più recenti dell’UNICEF, in tutto il mondo 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni sono coinvolti nel lavoro minorile.
Dei 115 milioni di bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni impiegati nelle forme peggiori di lavoro minorile, come quelle che prevedono carichi pesanti, contatto con sostanze chimiche e un orario di lavoro prolungato, il 60% risulta impiegato nell’agricoltura, il 7% nell’industria e il 26% nei servizi. Nell’Africa Subsahariana lavora più di un terzo dei bambini.

1 gennaio 2019. Giornata Mondiale della Pace

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28-12-2018

La buona politica è al servizio della pace”: questo il tema della 52esima Giornata Mondiale della Pace che si celebra il 1 gennaio 2019.
Molto ricco di spunti il Messaggio di papa Francesco per la Giornata:  “La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy; è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione…

La pace è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani. Ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno. La pace è una conversione del cuore e dell’anima, ed è facile riconoscere tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria:
la pace con sé stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando “un po’ di dolcezza verso sé stessi”, per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”;
la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente…; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé;
la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire”.

10 dicembre. Giornata mondiale dei diritti umani

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09-12-2018

Si celebra il 10 dicembre la Giornata mondiale dei Diritti umani. Tale data è stata scelta per ricordare la proclamazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, il 10 dicembre 1948. Si parla di tutti i diritti dell’uomo, a partire dal primo e fondamentale diritto alla vita.
Ci sono poi i diritti al cibo, all’assistenza sanitaria, alla casa, al lavoro, alla libertà di coscienza e di espressione e, lontano ancora dall’essere concesso in larga parte del mondo, il diritto alla libertà religiosa. Perfino nei Paesi occidentali si registra la violazione di alcuni diritti fondamentali. Per questo le Nazioni Unite in questa giornata invitano a non abbassare la guardia, e a dare ciascuno in proprio contributo per il rispetto dei diritti di ogni individuo.

2 dicembre. Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù

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26-11-2018

La schiavitù non è una mera reliquia del passato. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), più di 40 milioni di persone in tutto il mondo sono vittime della schiavitù moderna. Questo termine, benché non sia definito per legge, è utilizzato a ombrello per indicare pratiche quali lavoro forzato, servitù per debiti, matrimoni forzati e traffico di esseri umani. In sostanza, si riferisce a situazioni di sfruttamento che un individuo non può rifiutare né abbandonare a causa di minacce, violenze, coercizioni, inganni e/o abuso di potere.
Inoltre, più di 150 milioni di bambini, ovvero almeno un bambino su dieci in tutto il mondo, sono sottoposti a lavoro minorile.

La campagna 50 for Freedom ha lo scopo di convincere almeno 50 Paesi a ratificare il Protocollo sul lavoro forzato entro il 2018.

La Giornata mondiale per l’abolizione della schiavitù, 2 dicembre, coincide con la data di adozione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui (risoluzione 317(IV) del 2 dicembre 1949).
Questa giornata pone l’attenzione sullo sradicamento delle forme contemporanee di schiavitù, quali la tratta di persone, lo sfruttamento sessuale, le peggiori forme di lavoro minorile, i matrimoni forzati e il reclutamento forzato di bambini nei conflitti armati.

Brescia. Laudato si’. Verso il frutteto sociale

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11-11-2018

 

 

 

 

 

Paoline Onlus ha contribuito a concretizzare queste giornate di sensibilizzazione e di solidarietà:

⇒  Mercoledì 21 novembre 2018,  alle 21.30, presso la chiesa di San Paterio (Museo Mille Miglia)
la buona terra
dai Benedettini al frutteto sociale

incontro con don Gabriele Scalmana
incaricato pastorale del creato della diocesi di Brescia

⇒  Sabato 24 novembre 2018, alle 9.30, presso il frutteto (ingresso parcheggio Mille Miglia, V.le della Rimembranza – Sant’Eufemia)
Inaugurazione e posa della prima pianta

Ti aspettiamo!
Contatti: andrea.franchini@aclibresciane.it

Speranza per Aleppo

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21-04-2017

Paoline Onlus si associa alla Campagna di solidarietà promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II e dal settimanale Famiglia Cristiana per le famiglie di Aleppo dove, dopo cinque anni di guerra continua, manca l’energia elettrica, tutto costa tantissimo; le giovani coppie non riescono a formare una famiglia e bambini e ragazzi non hanno la possibilità di proseguire scuola e università. In tanti hanno perso la casa e il lavoro: le famiglie senza un sostegno non riescono a farcela. Insieme possiamo aiutare i cristiani a restare e a far rinascere la vita. Fallo anche tu!

Visita il sito della Fondazione Giovanni Paolo II

Don Alberione e la “Teologia del lavoro”

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29-04-2015

di Fernanda Di Monte

Siamo ormai abituati a sentir parlare di lavoro, a fare manifestazioni per sollecitare aumenti di salario, o la salvaguardia dei posti di lavoro. Del resto, è un diritto sancito dalla Costituzione e che sovente viene disatteso. Il lavoro può essere considerato come espressione di libertà, di creatività e di dignità umana o – come spesso avviene – come fatica, come condanna. La Chiesa si è sempre ispirata a considerarlo come un modo umano di associarsi all’attività creatrice di Dio.

Il beato Giacomo Alberione(1884-1971) sviluppò attraverso i suoi dieci Istituti che formano la Famiglia Paolina una vera e propria “teologia del lavoro”. Punto di riferimento fu san Giuseppe di cui prese il nome, quando il 5 ottobre 1921, insieme ai primi discepoli, emise la professione religiosa. Per lo stesso motivo compose una “Coroncina a san Giuseppe” e un’interessante “Preghiera dell’operaio”. Così scrive don Alberione: «Il lavoro, sia materiale, morale, intellettuale e apostolico, ci avvicina a Dio eterno[…] Chi non lavora non procura la propria elevazione, né ha diritto al pane. Da una parte il lavoro, dall’altra la pazienza del lavoro; da una parte tendere a migliorare in modo giusto la propria condizione, dall’altra sopportare i disagi; da una parte l’afflizione, dall’altra la consolazione; da una parte esigere il giusto, dall’altra dare il superfluo».

Don Alberione insiste sempre perché, durante la formazione, venissero sempre alternati lo studio al lavoro in legatoria, in tipografia, in redazione: «Tutto il Vangelo si muove nel mondo del lavoro. Tutti ne hanno il dovere. Nessuno anche se ricco, è dispensato». Del resto, lo stesso don Alberione era stato educato dai genitori a dare il suo contributo al lavoro agricolo, quando rientrava in famiglia per le vacanze. La “teologia del lavoro” alberoniana, ha inizio in quegli anni: «Già durante il chiericato e specialmente più avanti meditò il mistero della vita laboriosa di Gesù a Nazareth. Un Dio che redime il mondo con le virtù domestiche e con un duro lavoro fino all’età di trent’anni. Lavoro redentivo, lavoro di apostolato, lavoro faticoso».

Per don Alberione l’attività lavorativa è apostolato, è partecipazione a ciò che lo stesso Gesù ha vissuto e realizzato: « Non è questa la via della perfezione, mettere in attivo servizio di Dio tutte le forze, anche le fisiche? Non è Dio atto purissimo? Non entra qui la vera povertà religiosa, quella di Gesù Cristo? Non vi è un culto a Gesù-Operaio? Non si deve adempiere il dovere di guadagnarsi il pane? Non è stata questa una regola che san Paolo impose a sé? Non è un dovere sociale e che solo adempiendolo l’apostolo può presentarsi a predicare? Non preserva dall’ozio e da molte tentazioni?».

Si può affermare senza alcun dubbio che don Alberione fa suo e lo inculca ai suoi figli il binomio benedettino dell’“ora et labora” e la stessa concezione teilhardiana del lavoro considerato apostolato: «Come potremmo dire di fare l’apostolato, se ce ne rimanessimo con le braccia conserte? Non è così che fecero i nostri grandi Maestri; non è così che fece il nostro Padre san Paolo.[…] Solo in questo modo potremo dire con verità, come san Paolo, sul letto di morte: Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho mantenuto la fede(2Tm 4,7)».

Secondo don Alberione, il lavoro è parte inscindibile di una sana pedagogia, perché aiuta i giovani a sviluppare le proprie capacità, a indirizzare le proprie energie, a pensare “grande”, a sentire che si partecipa della vita divina. Soprattutto per chi vuole donare la sua vita al Signore: «La vita religiosa non può essere l’aspirazione di chi vuol vivere senza faticare; di chi non lavora; di chi si rifugia ed accetta la vita del convento per evitare la sua parte di combattimento nell’apostolato. […] E’ la vita più faticosa, e costituisce una continua abnegazione e redenzione». Quando don Alberione chiese l’approvazione della Società San Paolo, la Congregazione romana rispose che la stampa non poteva essere uno strumento di apostolato. Per tutta risposta, don Alberione arrivò a dire: allora perché permettete ai trappisti di produrre cioccolato, ma non ai paolini di occuparsi della “Buona stampa”? Perché questa sua intuizione aveva radici ben profonde: «Tutto l’uomo in Cristo, per un totale amore a Dio: intelligenza, volontà, cuore, forze fisiche. Tutto, natura e grazie e vocazione, per l’apostolato».

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